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Molto probabilmente il nome dato al paese, cioè Bardi, è di origine longobarda, così come molti cognomi presenti nella zona. I primi accampamenti longobardi risalgono agli inizi dell'800 d.C..
Sul territorio erano presenti monasteri (Gravago e Casanova)e chiese (Calice ed Ospizio di Boccolo). Il castello-fortezza venne eretto negli ultimi anni dell'800 d.C.: un documento datato 898 ne conferma la presenza.
La maggiore concentrazione di persone intorno e dentro al castello, la si ebbe verso l'anno 1000 d.C.. Bardi diventa un feudo dei Malaspina, poi dei Visconti di Piacenza; successivamente appartiene alla Comunità di Piacenza ed il castello è dato in feudo ai Conti di Bardi (un consorzio di piccole signorie feudali). Nel 1251 Oberto Pallavicino prende possesso del paese e lo distrugge.

La famiglia Landi fece risorgere la rocca a partire dal 1256 quando Umbertino Landi, acquista le terre ed il castello dai Conti di Bardi.

L'anno successivo il Comune di Piacenza, cede ai Landi il dominio delle alte valli del Taro e del Ceno. Alberto Scotti, signore di Piacenza, occupa il paese, ma nel 1312 torna ad essere dei Landi. Nel XVI secolo il feudo diventa tanto importante, che i Landi vengono invitati all'incoronazione di Carlo V e viene concesso il privilegio di battere moneta d'ogni metallo.
Il periodo a cavallo fra la fine del '500 e l'inizio del '600, è quello di massimo splendore sia del castello che di Bardi. Nel 1679 muore l'ultimo erede della Famiglia Landi ed il regime del feudo passa alla famiglia Doria (imparentatasi con legami di matrimonio) fino al 1682 quando diventa proprietà dei Farnese. Nel 1713 muore l'ultimo Duca Farnese e nel 1749 Bardi è sotto la sovranità di Filippo di Borbone figlio del re di Spagna. Nel 1805 gli stati parmensi sono incorporati nell'Impero francese.

E' il 1814 e Napoleone rinuncia all'Impero. 
Così l'imperatrice Maria Luigia d'Austria ha la reggenza di Parma, Piacenza e Guastalla fino al 1847, quando Carlo II di Borbone le succede. 
Ma la rivoluzione italiana porta al Governo Nazionale. La Comunità Bardese si dichiara soggetta alla città di Piacenza, che diventa una piccola Repubblica indipendente da Parma. Fra il 1849 ed il 1860 le valli del Taro e del Ceno sono soggette al governo Piemontese. Nel 1868 il castello viene privato dei cannoni, dichiarato prigione militare, successivamente chiuso e quindi dato al demanio come oggetto da poter vendere.
In quegl'anni nasce la Società di Mutuo Soccorso fra gli Operai in Bardi, cioè l'attuale Famiglia Bardigiana.

Dalla seconda metà dell'ottocento la storia di Bardi viene inglobata nella storia del Regno d'Italia, perdendo così quelle caratteristiche di autonomia e predominanza rispetto al territorio circostante che l'aveva contraddistinta fino a quel momento.

Le condizioni economiche difficili di fine '800 ed inizio '900, porta molti bardesi (o se preferite bardigiani), ad emigrare soprattutto verso Francia e Gran Bretagna, per fare i lavori più disparati ed a volte più umili.
Ma c'è una seconda ondata migratoria: quella avvenuta durante e dopo la seconda guerra mondiale. Questa è sicuramente quella che porta maggiori benefici al paese e lo porta in taluni casi ad essere famoso.

A poco a poco quest'ultimo flusso migratorio finisce e sul territorio intorno agli anni '50, ci sono circa 2000 anime.
Oggi Bardi è un paese che conta come allora lo stesso numero di abitanti, ha un'attività artigianale fiorente e notevoli attrattive turistiche. Ma non solo: molti sono anche i richiami culturali che il paese con il suo territorio propone: le mostre e gli spettacoli in castello, le rassegne sulla storia del territorio, le manifestazioni e le attività didattiche con apprendimento a distanza sono solo alcune delle iniziative proposte.


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